Antonello da Messina alle scuderie del Quirinale

Finalmente una che forse riuscirò ad andare a vedere… (articolo dal Corriere di oggi) Com’era mediterraneo Antonello – GIOVANNI CARANDENTE G enio assoluto della pittura, Antonello da Messina è presente con 37 dipinti (sul totale dei 45 conosciuti) negli spazi, piuttosto brutti, delle Scuderie del Quirinale, poco adatti all’arte antica, che non hanno potuto avvalersi […]

Antonello da Messina, L'Annunziata

Finalmente una che forse riuscirò ad andare a vedere…

(articolo dal Corriere di oggi)

Com’era mediterraneo Antonello – GIOVANNI CARANDENTE
G enio assoluto della pittura, Antonello da Messina è presente con 37 dipinti (sul totale dei 45 conosciuti) negli spazi, piuttosto brutti, delle Scuderie del Quirinale, poco adatti all’arte antica, che non hanno potuto avvalersi di un allestimento fascinoso quale fu, nel 1953, a Messina, quello di Carlo Scarpa. In compenso s’è giovato del progresso degli studi sull’argomento e della ferrea preparazione del curatore, Mauro Lucco. Mentre alle Scuderie la luce penalizza lo splendore cromatico delle opere; a Messina, Scarpa aveva usato la sola luce naturale, quella solare della città, la stessa che emanano i dipinti. E l’aveva schermata apponendo al di là del corsivo cencio di nonna pieghettato che fu una delle caratteristiche dei suoi allestimenti, tendine di pura seta azzurra alle finestre dalla parte del sole e di color rosa dalla parte dell’ombra. Dal 1953, gli studi storico-artistici hanno fatto passi giganteschi, individuando artisti importanti vissuti al tempo di Antonello nel vasto circuito mediterraneo che comprende Spagna, Provenza, Liguria, Napoli e Sicilia. Così l’antico «Maestro dell’Annunciazione di Aix» è ora noto con nome e cognome – Barthélémy d’Eyck -; così, ancora, il «Maestro della Pietà di Avignone» è risaputo come l’originario di Piccardia Enguerrand Quarton, operoso a Villeneuve-les-Avignon, sul bordo del Rodano. E così i catalani Jacomart Baço e Lluís Dalmau, presenti con opere alla corte aragonese di Napoli. Del pari si sa che importanti opere di pittori fiamminghi esistevano a Napoli e anche in Sicilia; per esempio la Morte della Vergine di Petrus Christus nella collezione Santocanale a Palermo, oggi nel Museo di San Diego in California o la Vergine in una chiesa della collezione del duca della Verdura. E altri piccoli dipinti fiamminghi sono documentati negli intensi traffici marittimi che intercorrevano tra Messina e le Fiandre. D’altro canto sono svanite storielle come quella di un incontro a Bruges tra Jan van Eyck e Antonello. Quando, nel 1444, il primo morì, Antonello non poteva avere più di 14 anni. E così l’altra storiella del ritrovarsi alla corte milanese del duca Sforza di un Antonello di Sicilia (il nostro) e di un Pietro di Bourges, cioè di un francese e non del fiammingo Petrus Christus, ma entrambi probabilmente nient’altro che assoldati nell’esercito del duca. Come ha scritto Lucco in catalogo (Silvana), «dall’alto del suo genio Antonello ha guardato a tutti e a nessuno; ma se dovessimo decidere quali fossero veramente i suoi modelli bisognerebbe slegarlo dalla troppo contingente obbedienza ai canoni delle Fiandre». Antonello visse soltanto 49 anni, trascorse la giovinezza a Napoli, frequentò la bottega di Colantonio, un pittore non certo di pari grandezza. Viaggiò a più riprese, anche per mare, si recò a Venezia dove soggiornò dall’agosto 1475 all’aprile del ’76. Forse si recò anche in Provenza. Fu soprattutto sui grandi veneziani che la sua influenza prosperò e in mostra ci sono una trentina di capolavori di Giovanni Bellini, Bartolomeo Montagna, Giovanni Bonconsiglio, Cima da Conegliano, Alvise Vivarini e quel «Jacometto Veneziano», senza dubbio lo stesso Jacobello, figlio di Antonello, che in una tavola dell’Accademia Carrara di Bergamo si proclamò figlio di «un umano» pittore. Da Dresda è giunto per la prima volta in Italia il San Sebastiano che Antonello dipinse per Venezia, sua ultima opera: ex voto per la pestilenza. A riguardarlo da vicino, si stringe un po’ il cuore: ha una finitezza neoclassica che non appartiene più ad Antonello neppure se, come si suppone, a finir l’opera fu il figlio. Ma forse, quella freddezza è solo il risultato del recente restauro.

ANTONELLO DA MESSINA Roma, Scuderie del Quirinale, sino al 25 giugno. Tel. 06/39967500

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