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ISO 19650-2: Organization of information about construction works (Delivery Phase of Assets)

Il lavoro è in progress: pubblico il risultato parziale in virtù della consultazione, ma consiglio di tenere d’occhio l’articolo perché sarà aggiornato man mano che procedo nel commento delle sezioni successive.


 

Introduction
0.1 – Purpose
La sezione esprime chiaramente il destinatario di questa norma, ovvero l’Appointing Party, il cliente.
«This International Standard also defines the information management process, commonly referred to as building information modelling (BIM) and the activities through which delivery teams can collaboratively produce information and minimize wasteful activities». Come vedremo, la norma in realtà si concentra molto più sull’information management che su quell’integrazione digitale tra informazioni nel modello, propria del BIM e che costituisce valore aggiunto rispetto al semplice Information Management. Tuttavia, la parte importante di questo punto è il verbo “can”.

Its requirements are expressed in sentences in which the principal auxiliary verb is “shall”.
Its recommendations are expressed in sentences in which the principal auxiliary verb is “should”.
The use of the auxiliary verb “can” indicates that something is technically possible
and the auxiliary verb “may” indicates permission.

Secondo la tradizionale mappatura dei verbi nelle norme, riportata nella citazione superiore, il verbo “can” indica qualcosa che è tecnicamente possibile. Il verbo che la norma sta ricercando è “should” o “may”. In ogni caso, è necessario specificare che qualora il delivery team scelga di non fare uso della presente norma è comunque necessaria dimostrazione o riferimento ad altro protocollo collaborativo. La collaborazione deve coinvolgere a cascata anche il delivery team e il task team.

0.2 National Annex
Oggetto della discussione ai tavoli nazionali in questi giorni, suggerimenti circa i margini di manovra delle norme nazionali vengono esplicitati nell’Annex B.

0.3 Relationship with other standards
Rispetto al capitolo 1, è stato stralciato il riferimento alla ISO 9001 che molto più rilevante della ISO 55000 in questa sede, trattandosi della fase di Delivery e non della fase di gestione dell’asset esplicitamente non oggetto di questa norma.
Tra l’altro, non mi è chiaro se questa norma mandi o meno in pensione la ISO 10789:2011, perché non voglio precludermi la possibilità di fare in BIM la prossima stazione orbitante.

Mass Effect - Nexus

Non scherziamo.

0.4 Benefits of the standard
Nessuna nota.

0.5 Interfaces between parties and teams for the purpose of information management
Esiste una confusione tra l’appartenenza a un gruppo (party) e il ruolo gerarchico nella piramide a livello di project management. Lo schema proposto nella ISO attualmente funziona più o meno in questo modo per quanto riguarda le figure coinvolte:

Figure 1

Non c’è comunicazione tra i vari Appointed Party

Se si considera la mancanza di comunicazione tra le varie Appointed Party, si presuppone che il coordinamento generale sia affidato all’Appointing Party (che può essere il cliente o una parte terza da lui incaricata… il che lo rende un’Appointed Party e ci ributta dritti dritti nello stesso problema, ma si veda la sezione 4.2 per un approfondimento su questo punto).
Al livello di questo paragrafo, il problema si pone con la figura completa, che incrocia questi gruppi con il loro inquadramento all’interno del progetto.

Figure 1_Complete

Gli inquadramenti all’interno del Project Team sono superflui, non univoci e peraltro ambigui.

Anche considerando che lo schema abbia intenzionalmente escluso il livello alto, corporate, quello del Programme Management, manca chiaramente un livello tra la Project Board (che dal testo sembra coincidere con l’Appointing Party), il Team Manager (Appointed Party) e il suo team, ovvero i due strati del Delivery Level. Questa figura mancante è tragicamente il managing level, il Project Manager. Come già anticipavo nei commenti alla parte 1, la mancanza di una figura chiaramente definita a questo livello, incaricata dal cliente o meno, si riflette negativamente su tutta la stesura della norma, creando ambiguità di ruoli e responsabilità.

fIGURE 1_Corretta

Manca il BIM leading consultant, oltre al livello superiore (Project Board) che immagino sia stata omessa per scelta anche se non ne capisco il motivo.


1. Scope
La sezione specifica (nuovamente) il target della norma, con alcune contraddizioni rispetto alla sezione Purpose. Purtroppo la contraddizione circa il target del documento si trascina in molte parti della norma: se da una parte si dovrebbe trattare di una norma a uso della committenza, alla committenza stessa viene garantita un’estraneità peculiare al processo (si veda ad esempio la possibilità di non essere inclusa nel Common Data Environment di cui parlavo nella parte 1).
In questa sezione, i destinatari della norma vengono elencati come:

— those involved in the management or production of information during the delivery phase of assets;
— those involved in the definition and procurement of construction projects;
— those involved in the specification of appointments and facilitation of collaborative working;
— those involved in the design, construction, operation and maintenance of assets; and
— those responsible for the realization of value for their organization from their asset base.

Indipendentemente dall’ambizione di creare una norma che vada bene per tutte queste figure, esiste una contraddizione tra la specifica fase cui fa riferimento la norma e alcune di queste figure, in particolare coloro responsabili per la manutenzione e la realization (of) value, che in questa fase dovrebbero essere presenti come voci al tavolo ma non hanno un ruolo operativo. Circa il coinvolgimento di tutte le parti ai tavoli del lavoro collaborativo, tuttavia, un’altra clausola generalista in questo paragrafo pone un grave interrogativo.

«This International Standard can be applied to all types of assets
and by all types and sizes of organizations,
regardless of the chosen procurement strategy

Ora, è mia informata opinione che il BIM per un sistema design-bid-build (peraltro disincentivato negli schemi collaborativi) sia estremamente diverso da un BIM per il design-build e che l’intero sistema spinga verso le strategie Lean. Il pitch commerciale della norma, che cerca di vendersi come un rimedio universale omoepatico buono per tutte le stagioni, ne svaluta il significato e di riflesso squalifica la portata rivoluzionaria del BIM come metodo di progettazione, costruzione e gestione in edilizia. L’effettivo vantaggio del BIM per un cliente incastrato nel sistema design-bid-build è questione spinosa, tutt’altro che ovvia, che non può essere liquidata in una nota a margine dei paragrafi introduttivi.

Design-Build-Chart

Questo schema non è mio, ma è un buon riassunto del ruolo che il lavoro collaborativo ricopre nel sistema Design-Build, in opposizione al Design-Bid-Build


 

2. Normative References
Tra i riferimenti normativi, viene indicata la ISO 12006-2:2015. Building construction — Organization of information about construction works — Part 2: Framework for classification. Mi sembra sconsigliabile e peraltro non necessario, considerato che la norma fa uso del concetto di spazio e pochissimo altro. Più consigliabile sarebbe lavorare ulteriormente sul glossario.

iso12006-2

Per i più distratti, la ISO 12006-2 è questa: la mamma di tutti i vari UNIformat, OMNIclass e MasterFormat.

In compenso, non viene fatto alcun riferimento ad un’altra norma la cui integrazione sarebbe importantissima per la Delivery Phase in BIM, ovvero la ISO 16757-1:2015. Data structures for electronic product catalogues for building services. Concepts, architecture and model. Stiamo nuovamente cercando di fare BIM senza i produttori?

2016-07-20 10_04_22-manufacturers-bim-report-2016.pdf

Grazie, NBS.


 

3. Terms and Definitions
3.1 Terms relating to information management
Vedere i commenti alla parte 1.

3.2 Legend for process diagrams
Non sono un’esperta di grafici ISO, ma posso solo riscontrare una discrepanza tra i simboli proposti e gli stessi simboli utilizzati in altre ISO che non presentano una legenda della simbologia.
Che io sappia, esiste una ISO specifica per i simboli da utilizzare nei diagrammi (a parte tutte quelle ISO per l’industria chimica, che fa un uso massiccio ed estremamente standardizzato dei diagrammi).
Non mi sembrano quelli di questa ISO. Qualcuno riesce a fare una verifica e a confermarmi/smentirmi su questo punto?


 

4. Information Management Context
4.1 Information Management Process

La sequenza di operazioni viene proposta come segue:
1 Assessment and need
2 Invitation to tender
3 Tender response
4 Appointment
5 Mobilization
6 Collaborative production of information
7 Information model delivery
8 Project close-out (End of delivery phase)

Come si vede, la norma si auto-esclude da ogni progetto che proceda per appointment diretto, ovvero saltando dalla 1 alla 4.
Il processo inoltre ricalca parzialmente la figura 1 e quindi ha un problema ovvero posiziona la fase 1 (assessment and need) a livello di progetto e non a livello corporate, dove dovrebbe essere.

4.2 Information Management Roles
La sezione, come anticipavo nei commenti alla parte 1, presenta grosse lacune e pericolose ridondanze. Il consiglio sarebbe quello di formulare la sezione indipendentemente dal ruolo e presentando le funzioni che devono essere individuate all’interno del processo. Funzioni diverse possono essere svolte nello stesso ruolo, specialmente per progetti piccoli, mentre in questo momento l’infrastruttura proposta impedisce di fatto l’applicazione dello standard a progetti di piccole dimensioni, indipendentemente da quello che si afferma nella dichiarazione d’intenti della norma. Se devono essere individuati dei comparti, si consiglia di individuarli a livello più alto (corporate vs. di progetto, gestionale vs. operativo) lasciando il resto alla declinazione dell’organigramma. Se si vuole guardare a ISO di particolare successo come la ISO 9001, meno la norma è invasiva dei singoli organigrammi più alte sono le possibilità di adozione. La nota 1 non è sufficiente: il termine “ruolo” è sbagliato per esprimere il concetto.
La suddivisione potrebbe quindi diventare come segue.

1. Corporate Management
Project Sponsorship (immagino individui gli usi del modello, ad esempio);
Information Management (il corporate BIM manager, che integra il singolo progetto all’interno dell’infrastruttura aziendale, soprattutto in ambito ISO 55000 e ISO 9001).
2. Directing Level
Project Delivery Coordination (il coordinator del leading consultant, che ha il compito di federare le informazioni);
3. Managing Level
Project Information Coordination (il nostro coordinator);
4. Delivering Level
Task Coordination (una specie di coordinator per il singolo task, un responsabile della singola attività);
Information Author (gli operativi, che si occupano di modellazione informativa).

Il resto, signori miei, tra Interface Manager, Delivery Team Lead e Task Team Manager, è fumo oppure un ruolo della norma piramide di progettazione e, come tale, non oggetto di questa norma.

Inoltre, i principi base rimandati alla nota 5 (ownership, responsibility and authority) sono punti fondamentali che dovrebbero essere integrati nel sistema di pensiero.

Despair Painting by Maria Konstantinowna Bashkirtseff; Despair Art Print for sale

Dopo aver letto questa parte della norma, ho bisogno di un momento per me stessa…


5. Information Management Process – Delivery Phase
5.1 Assessment and need (start of Delivery Phase)
L’attività viene svolta a livello corporate lato cliente, è preliminare alla creazione del progetto e responsabilità della cosiddetta Programme Board, quindi è un grave errore inserirla all’interno delle Activities Undertaken per Project (vedi Figura 3). A livello di asset management – e non solo – è necessario evitare che ogni progetto abbia i propri requirements non coordinati con il resto dell’infrastruttura aziendale.
In questo senso, nella sezione sono presenti attività che non hanno alcun senso senza la figura del BIM manager.
Le attività chiave vengono così elencate:
1.1 Appoint project information management roles
1.2 Establish the project’s information requirements
1.3 Establish the project’s information delivery milestones
1.4 Establish the project information standard
1.5 Establish the project’s information production methods and procedures
1.6 Establish the project’s reference information and shared resources
1.7 Establish the project’s common data environment
1.8 Establish the project’s information protocol

Alcuni di queste attività scivolano naturalmente verso la parte successiva o vengono incorporate nella parte precedente una volta rimessa a posto la struttura di project management.

Information Management Process - Delivery Phase - Assessment and Need Activities

Information Management Process – Delivery Phase – Assessment and Need Activities

5.1.1 – Appoint project information management roles
In questa fase, per quanto riguarda l’information modelling, è semplicemente necessario che il BIM manager (laddove presente) individui il coordinator del progetto. Stiamo sempre ragionando in termini di committenza, quindi si ipotizza uno scenario in cui il cliente sia esso stesso BIM leading consultant e sia in grado di coordinarsi, amministrarsi e gestirsi il progetto in BIM. Naturalmente la norma stessa sa che questo è irrealistico per le attuali condizioni di mercato e quindi apre alla possibilità di individuare un BIM leading consultant, anche se la cosa non è esplicitamente espressa in questi termini. Per ogni ruolo, la norma consiglia uno schema in cui ci si ponga domande circa:
– i compiti che saranno assegnati alla figura;
– l’autorità che queste figure avranno;
– la competenza richiesta (sia in termini conoscitivi che di abilità).
Aggiungo che i ruoli devono essere messi in relazione con gli altri ruoli già presenti, soprattutto in termini di autorità. Non basta quindi individuare dei ruoli ma è necessario iniziare sin da questa fase a tracciare un organigramma di progetto, che sarà necessario per il successo dell’attività collaborativa.

Information Management - Managing Role

Criteri di pre-selezione per una figura gestionale. Le varie figure devono essere inquadrate in un’organigramma per il buon funzionamento del processo collaborativo.

5.1.2 – Establish the project’s information requirements
Si tratta dell’Employer’s Information Requirements. La sezione è drammaticamente incompleta: in questa fase devono essere individuati anche gli usi del modello, con relativi livelli di sviluppo per le varie fasi di consegna.

5.1.3 – Establish the project’s information delivery milestones
Nessuna nota. I due punti tuttavia dovrebbero essere riuniti all’interno della stessa voce: il plan of work dialoga in modo molto stretto con la Model Production and Delivery Table, il sistema dei LOD e i modelli di Information Exchange.

5.1.4 – Establish the Project Information Standard
L’attività è formulata in modo scorretto, lasciando intendere che ogni progetto debba avere i propri standard informativi. Si tratta di declinare gli Information Standard sul singolo progetto ed è compito del BIM coordinator in fase di progetto. In questa fase, al massimo, il BIM manager può verificare l’allineamento tra gli standard e le caratteristiche del singolo progetto.

5.1.5 – Establish the project’s information production methods and procedures
L’attività dovrebbe essere spostata in fase di tendering: l’Appointed Party ha diritto di proporre i propri metodi di produzione e le proprie procedure, purché integrate con i protocolli collaborativi di cui al punto 1.2.

5.1.6 – Establish the project’s reference information and shared resources
Lato informativo, viene stabilita la relazione tra il progetto e le infrastrutture aziendali (es: eventuali librerie di oggetti, script di automazione, ecc.). Gli elementi elencati dalla norma a titolo esemplificativo sono:
a) existing asset information (immagino che si possa decidere di non utilizzare un modello di as build ma di commissionare un nuovo modello, ad esempio, perché quello in archivio non è attendibile);
b) shared resources ovvero:
process output templates in cui erroneamente vengono elencati documenti di processo come il BIM execution plan: si consiglia di correggere in process templates;
container templates in cui si parla di template per modelli 3d, ad esempio, creando ulteriore ambiguità circa il concetto di container (vedere note alla parte 1);
style libraries;
object libraries.
Aggiungerei almeno:
interoperability routines and templates (utilizzo di plug-in ad esempio o script di automazione, ma anche di template standard per l’esportazione verso altri formati previsti nel workflow).
c) library objects defined within national standards, un punto che presuppone l’esistenza di una libreria oggetti nazionale che nessuno ha. Manca quindi un punto d, circa il coinvolgimento degli equinidi monocorno.

Unicorno

Tra le risorse condivise di progetto, insieme alle librerie di oggetti definite negli standard nazionali, mancano loro.

5.1.7 – Establish the project’s common data environment
Troppo presto.
Inoltre, viene posto un vincolo tecnologico estremamente stretto circa le possibili piattaforme.
I requisiti elencati sono:
a) fornire un ID unico a ogni container (di nuovo non è chiaro se il container sia il modello, come sembra in questa sezione, o l’organizzazione di cartelle come veniva detto a un certo punto della parte 1) composto da un numero di campi separari da un delimitatore;
b) fornire a ogni campo un valore scelto da un elenco predefinito;
c) assegnare a ogni container i seguenti attributi:
— Suitability (status);
— Revision and version, con i problemi di lessico che rilevavo nella parte 1;
— Classification in accordance with ISO 12006-2 (quindi di ogni modello si richiede di indicare se sia un modello del complesso, dell’entità o di uno spazio, il che sembra implicare la possibilità di caricare modelli federati (per loro costituzione modelli di entità o complessi, e più difficilmente di spazi) anziché federarli direttamente nel Common Data Environment, funzionalità che veniva richiesta nella parte 1 ma che al momento non è fornita da nessuna delle soluzioni tecnologiche presenti sul mercato;
d) possibilità di spostare un container da uno stato all’altro;
e) possibilità di registrare nome utente e data per lo spostamento di stato dei container;
f) fornire un accesso sicuro a livello di container.

Analizzando i requisiti a) e b) risulta immediatamente chiaro che viene richiesto l’utilizzo di document controller avanzati, mentre il sistema (mutuato dalle PAS) tradizionalmente utilizza l’assegnazione manuale degli attributi al nome del file. Si pone inoltre un problema di corrispondenza tra il nome fisico del file al di fuori del CDE e il loro ID. L’univocità nel nome è necessaria per i protocolli di federazione.

Mancano inoltre alcune caratteristiche fondamentali, ovvero:
x) la possibilità di creare diversi comparti (a meno che non si voglia utilizzare esclusivamente la suitability, ma di nuovo ci porta esclusivamente verso sistemi di document controller estremamente costosi e tutt’altro che alla portata di tutti);
x) la possibilità di impostare differenti privilegi di accesso in lettura e in scrittura nei vari comparti.

Vedere ulteriori commenti sull’Annex B.

5.1.8 – Establish the project’s information protocol
Vedi Establish the Project Information Standard.


 

Countdown

BILT_EveryoneOnBoard

Well, I’m rather excited. Ok, more like hysterical and on the verge of a breakdown but still, really really excited.

Just a few days and we’re going to be off for Singapore, where we’ll take part in BILT asia (formerly known as RTC). And when I say “we”, of course I mean me and my BIM manager.
We are going to speak in three classes, one of them you might have already seen in Vegas:
– That day Revit came into our life: Implementation Best Practices for Small Offices, is a gig about the phases of implementing BIM in your practice, how to start and when to stop (if ever);
– How To Bake Your Model: A Collaborative BIM Cooking Class, is a model management class;
– Information Modeling for Interior Design: The Forgotten Discipline, is about… well, you know what’s that about, right? Or I bet you think you know. Just come and visit us, and find out how much you really know about this, ok? Or at least, find out how many hours with Kristen Stewart you might buy just by investing the revenues of just one week in Milan.

Specifically next week, and this brings me about my next piece of excitement. I’m going to be in Singapore right until the 4th and I’ll be back right in the very middle of the Design Week, so I’ll totally be unprepared and this is going to be new. I’ll dive right into it, with no parachute and no breather, and let’s hope I will not drown. That has happened before.

Last but not least, in the next few days my book will come out.
Yes, you heard me right.
It’s a book about butterflies and… ok, no, it’s not. It’s a book about BIM. Of course. I wrote it with a dear friend of mine, Gabriele Gallo, who is a game designer and helped me with the third part of the book and I’ll tell you more about it in the next few days. Meanwhile, you can read about it here.

La sfida del BIM orizzontale

 

Meanwhile, I’m watching Legion and Iron Fist, I saw The Great Wall and Trainspotting 2, and I’m playing Mass Effect Andromeda. Who knows. If I have any spare time I’ll get around to writing about that as well.

ISO 19650-1: Organization of information about construction works

Come avevo già annunciato, le ISO 19650 sul BIM sono disponibili per pubblica revisione, fino all’11 aprile, nella sezione Standards Development del British Standard Institute.
Sto procedendo a commentarli, sia come socio UNI al tavolo della 11337 sia come socio BSI. Per non farci mai mancare nulla, ho pensato di rendere disponibili i miei commenti. Dato che la citazione delle ISO è una questione spinosa, cercherò di procedere con la massima cautela e divulgando il meno possibile del testo originale, che è un testo proprietario. Laddove l’organo competente dovesse riscontrare qualche violazione, sono naturalmente sempre disponibile a rivedere ed ementare il testo. Basta che stiamo tutti molto calmi.

Il BIM vive, al momento, una situazione di frontiera. Le norme servono ad assestare la penetrazione dell'innovazione sul mercato, ma qual è il grado di sviliuppo di questa ISO?

Il BIM vive, al momento, una situazione di frontiera. Le norme servono ad assestare la penetrazione dell’innovazione sul mercato, ma qual è il grado di sviliuppo di questa ISO?


 

ISO 19650-1
Organization of information about construction works
Information Management using Building Information Modelling


 

Tanto per cominciare, un po’ di contesto. È stato recentemente votato di acquisire le ISO 19650 come norme nazionali riguardo al BIM, con addenda territoriali tra cui figurerà la nostra UNI.

Il valore aggiunto della UNI si riscontra sicuramente in:
– gli approfonditi schemi del processo informativo contenuti nel capitolo 1 nei vari livelli di maturità, mentre nella ISO il processo viene presentato in modo generico e senza considerazione dei vari livelli possibili;
-la declinazione del processo per fasi, sempre nel capitolo 1, che nelle ISO invece viene trattata in modo generico con particolare attenzione solo alle fasi relative al cliente ma scarso approfondimento rispetto alle differenze che sussistono tra le varie fasi di consegna del progetto (viene trattato nel dettaglio dalla 19650-2 e in quella sede saranno evidenziate le principali discrepanze);
– l’approfondimento sui LOD, che nella ISO vengono genericamente presentati come livello di informazione necessaria senza accenni alla stabilità e all’affidabilità del dato;
– il concetto di uso del modello, mancante nelle ISO con conseguenze a cascata su molti punti della norma (si vedano i commenti nel dettaglio, sezione per sezione);
– l’attenzione alla procedura di appalto (capitolo 5) ridotta all’information delivery cycle;
– la declinazione dei flussi di coordinamento, ridotti nella ISO a un semplice atto di federazione del modello o dei container senza che vengano esplicitate le fasi, gli attori e le responsabilità;
– le possibili configurazioni di un Common Data Environment (nella ISO è presentato lo schema concettuale del BS 1192 senza approfondimenti ulteriori).

Nonostante la fase di consegna sia oggetto del capitolo 2, alcuni principi evidenziati nel capitolo 1 costituiscono un conflitto concettuale, evidenziato nel dettaglio ai punti successivi e riassunto nella conclusione.


 

1. Introduction
Nonostante siano chiari gli intenti della premessa, un particolare punto dell’assunto così com’è formulato al momento risulta scarsamente condivisibile:

«At present, each year considerable resources are spent on training new personnel in approved data creation techniques, coordinating the efforts of supply chain teams and solving problems related to data reproduction. This is considered waste and can be reduced if the concepts and principles within this International Standards are adopted».

Gli sprechi nel settore delle costruzioni, che possono essere ridotti tramite l’adozione di un BIM standardizzato, potrebbero essere riformulati come segue:

«At present, each year considerable resources are spent on making corrections to unstructured data, incorrect managing of data by untrained personnel, solving problems arising from an uncoordinated efforts of supply chain teams and solving problems related to data reuse and reproduction. This is considered waste and can be reduced if the concepts and principles within this International Standards are adopted».

Inoltre, come si vedrà nello Scope, anche l’approccio al costruire e al costruito risulta scarsamente condivisibile.

 

Part 1: Concepts and Principles

1. Scope
Lo standard è proposto come uno standard valido per tutte le fasi: progettazione, costruzione, gestione e manutenzione. Disgraziatamente questo non è possibile. Proprio per questo motivo, gli standard inglesi sviluppano capitoli diversi, ciascuno con una sua autonomia, per le varie fasi. Riguardo alle fasi, inoltre, l’elenco è il seguente:
– strategic planning;
– initial design and construction;
– day-to-day operation;
– maintenance;
– refurbishment;
– repair;
– end-of-life.
Tra “initial design” e “construction” esiste una fase di sviluppo e ingegnerizzazione, di documentazione, tutta quella fetta di processo che trae il più immediato beneficio dall’uso del BIM. Commenterò maggiormente nel dettaglio questa fase nel capitolo 2, ma la premessa non è incoraggiante.

2. Normative References
Completamente condivisibile la nota riguardo ad un approccio aziendale allineato alla ISO 9001. Per questo motivo la UNI promulga e propone la figura del BIM manager aziendale, spesso trascurata in favore di un “BIM manager di progetto” che altro non è se non un BIM coordinator. Senza un’adeguata infrastruttura aziendale, l’implementazione del BIM risulta disomogenea e non organica, non riesce a penetrare nella filiera di produzione in modo consistente e senza sprechi. Non potrà mai, quindi, essere produttivo.
Non posso tuttavia non pormi delle domande riguardo alla flessibilità di questa norma: presentarla in combinazione alle ISO 9001 di qualità aziendale e alla ISO 55000 sulla gestione del patrimonio non rischia di trasformare il BIM in qualcosa di adatto solo per grandi speculatori? Una posizione politicamente forte, che rinuncia alla diffusione capillare sul mercato e che in paesi del Nord Europa si è già dimostrata problematica sul lungo periodo (si veda ad esempio il contributo di Tomi Henttinen allo scorso BIM forum di Barcellona. Si tratta di un approccio che in nessun modo può favorire il superamento del cosiddetto innovation chasm, il punto in cui l’innovazione deve superare il test delle masse per venire effettivamente adottata.

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Tomi Henttinen: un classico grafico sull’innovazione applicato alla diffusione del BIM in Finlandia

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Dalla stessa presentazione, i dati circa l’effettiva adozione del BIM ijn uno dei paesi comunemente considerati più avanzati. Il settore privato rimane al traino.

3. Terms and Definitions
3.4 appointed party. Il termine viene esplicitamente indicato come utilizzabile in presenza o meno di un incarico formale, tuttavia l’appointment formale via contratto è fondamentale perché al contratto sono allegati documenti fondamentali per il buon funzionamento di un processo BIM. La cosa funziona invece per l’appointing party perché può descrivere l’entità nel processo di ricerca di un’appointed party (e quando, quindi, non c’è ancora stato formal appointment).
3.11 client. La differenza tra l’appointing party («person or organization making an appointment or issuing a work instruction») e il cliente («person or organization responsible for initiating a project and approving the brief») deve essere chiarita.
3.13 container«named persistent set of data and information within a file, system or application stored hierarchy. Example: including directory, subdirectory, data file (including model, document, table, schedule), or distinct sub-set of a data». Il container è originariamente il modello federato. Laddove si intenda allargare il concetto a una directory di informazioni e file, è necessario specificare che tutte le informazioni devono essere indicizzate all’interno di un modello primario (che sia grafico o un database). Ad esempio, se il container è composto da un modello e dalle schede informative degli oggetti in formato PDF, ad esempio, all’interno del modello devono essere presenti i rimandi alle schede. Correlazione di cui la UNI si occupa invece nel dettaglio.
3.15 data. La definizione «observations that in context yield information» è completamente in disaccordo con la definizione data dalle PAS 1192-2 ovvero «information stored but not yet interpreted or analyzed». L’espressione observation inoltre sarebbe in sé da includere nel glossario, perché estremamente specifica all’interno dell’edilizia (si vedano ad esempio le OCS).
3.16 delivery phase. La fase di delivery è la parte finale di ogni fase, progettuale o costruttiva. La definizione data («the part […] during  which the asset is designed, constructed and commissioned») impedirebbe ad esempio di parlare di delivery phase per la fase di consegna di un Asset Information Model (un modello sviluppato per la manutenzione). Al contrario il circolo need – execution – delivery delineato nelle PAS è sufficientemente flessibile da adattarsi anche alle richieste successive alla prima realizzazione dell’edificio. In generale si nota, nell’intero draft delle ISO, una scarsissima attenzione al riuso dell’edificio, mentre al contrario viene quasi data per scontata la sua demolizione.
3.19 exchange information requirements (EIR).  Assolutamente no. Non si utilizza un acronimo già in uso nell’industria per indicare qualcosa di diverso: ne può nascere solo confusione. Si consiglia di modificare in Communication of Information Requirements (CIR).
3.20 handback e 3.21 handover i termini sono invertiti rispetto all’uso comune e vengono rispettivamente indicati l’uno come la risposta del fornitore ad un handover di informazioni effettuato dal cliente. L’handover tuttavia è attualmente la consegna da parte del delivery team, anche perché quello che viene definito handover si effettuerebbe secondo i vari documenti di Information Requirements. Si parla di handover solo quando si tratta di un modello, e non di specifiche. In questo senso, anche la consegna di un Asset Information Model al delivery team incaricato di una conversione per la destinazione d’uso sarebbe un handover. Non c’è nessuna necessità di avere due termini diversi.
3.26 information standard. Per definizione, non può trattarsi di uno standard per i data.
3.28 level of information need. Il concetto dovrebbe concentrarsi sul livello di affidabilità delle informazioni per ogni categoria e necessaria in ogni fase (affidabilità declinate come e sulla base di usi del modello definiti quando?), ma riguardo a questo avrò modo di dilungarmi in seguito.
3.40 revision e 3.45 version. Anche in questo caso, i termini sono completamente invertiti rispetto al loro utilizzo che è prassi, ad esempio, nel Product Lifecycle Management. Le revisioni sono sequenze di modifiche minori all’interno di un set che rimane sostanzialmente uguale a se stesso (ad esempio lo spostamento di un pilastro). La versione prevede una modifica che rende sostanzialmente differente la configurazione di progetto (ad esempio un ridisegno completo della maglia strutturale).

ISO 19650-1_Revision

ISO 19650-1_Version

 

4. Asset and project information, perspectives and collaborative working
4.1 Principles e 4.2 Supporting container-based collaborative working
Il modello viene proposto come fonte centrale di tutte le informazioni relative all’edificio, il che è estremamente corretto.
In seconda battuta tuttavia si dice che un modello può contenere:
– modelli tridimensionali;
– l’elenco delle attrezzature (equipment schedules);
– le specifiche tecniche;
– i certificati delle prove;
– le garanzie.
Tuttavia non si fa riferimento ai vari modi in cui queste informazioni possono essere connesse, derivate o ricondotte all’information model. Questa parte, estremamente ricca nella definizione del livelli operata dalla UNI 11337, costituisce di fatto il livello di maturità del processo BIM. La Figura 1 delle ISO, una reinterpretazione cubista del triangolo di Bew, rimane nella norma un dato puramente decorativo. Le carenze nella definizione di container, indipendentemente dalla sua ambiguità rispetto al modello federato che è strumento proprio del Level 2, hanno pesantissime ripercussioni sull’organicità della norma: il container dello Stage 1, in cui l’informazione è strutturata ma non centralizzata nel modello, viene indicato come oggetto di questa norma ma non ne vengono declinate le modalità di information management che sono drasticamente diverse e tecnicamente su un altro livello di complessità rispetto a quelle dello Stage 2. Inoltre, il Level 1 britannico non è di per sé considerato Building Information Modelling proprio per la non centralità del modello nel processo: risulta bizzarra quindi la contraddizione in termini presentata nello schema della ISO, in cui uno Stage 1 (non BIM) viene considerato normato dalla ISO 19650 ma lo Stage 3 (Database based Information Model) è lasciato fuori dalla norma.
4.3 Information management perspectives
Il capitolo illustra le prospettive da tenere in considerazione durante lo sviluppo di una strategia per la gestione delle informazioni. Queste prospettive sono quelle di:
proprietario dell’immobile, che ha il compito di prendere decisioni strategiche tramite strumenti come il Business Plan e la Life Cycle Cost Analysis;
utente finale dell’immobile, per identificare le necessità degli utenti e stabilire i principi di qualità del progetto che sarà: utilizza strumenti come il project brief;
management del progetto o gestore dell’immobile, che deve pianificare il lavoro, mobilizzare le risorse giuste, coordinare e tenere sotto controllo lo sviluppo dei lavori: utilizza strumenti gestionali (organigramma, definizioni dei ruoli);
società al contorno, una prospettiva atta a verificare che l’interesse della comunità venga salvaguardato durante il ciclo progettuale: utilizza strumenti politici e di concessione.
Nonostante le prospettive siano condivisibili, ad esse non corrispondono altrettanti attori: un conto è definire la prospettiva e un altro conto è definire chi fisicamente si debba occupare di stilare i documenti, cosa che la norma non prende in considerazione o considera in maniera superficiale. Molte di queste prospettive ad esempio sono responsabilità del progettista e questo elenco apparentemente innocente si traduce in una serie specifica di model uses che incidono drasticamente nella strutturazione e nella gestione del modello alle varie fasi.
Il modello tuttavia sembra marginale in questo discorso e anche l’elenco dei documenti risulta confuso. Risulta un po’ strano ad esempio vedere citato il Business Case tra gli strumenti del proprietario, perché dovrebbe essere uno strumento preliminare alle decisioni circa l’avvio o meno del progetto: gli strumenti elencati dovrebbero essere declinati a seconda della fase, dato che strumenti da utilizzare in studio di fattibilità non sono decisamente gli stessi da utilizzare durante lo sviluppo del progetto e la fattibilità è un punto cruciale del processo BIM. Altrettanto bizzarro è vedere Area Plans tra gli esempi di consegna nel settore con prospettiva sociale, come a implicare che le pubbliche amministrazioni sono e sempre saranno analogiche. Una prospettiva miope per una norma che si inserisce all’interno dell’innovazione digitale di processo. La tabella 1 al momento comprende tre campi:
a) prospettiva;
b) obiettivo;
c) esempi di deliverables.
La nota attuale «the example deliverables are relevant to the point of view of each perspective and do not indicate ownership of the deliverables» di fatto invalida completamente la tabella.

La tabella originale

La tabella originale

Dovrebbe essere ricompilata comprendendo:
a) fasi, come prima suddivisione della tabella;
b) prospettiva, come accade in questo momento ma cui mancano completamente ad esempio la prospettiva tecnica (ulteriori informazioni possono essere reperite qui, dove si trova una conversione in italiano dei tre punti costituenti l’Employer Information Requirements nella prospettiva britannica);
c) scopo, come accade in questo momento;
d) fasi coinvolte, come filtro per la colonna successiva;
e) figure coinvolte, più d’una per ogni prospettiva e probabilmente declinate secondo le fasi del progetto: il BIM è collaborazione e anche il lavoro di definizione della strategia dovrebbe essere impostato in modo collaborativo;
f) documenti, declinati secondo il punto 3: figure diverse producono e si rifanno a documenti diversi a seconda della fase del progetto in cui si trovano.

La tabella deve essere declinata per fase, con un focus sulle figure che possono essere coinvolte in ogni prospettiva.

5. Definition of Requirements
5.1 Principles
La sezione individua, seppur non esplicitamente, una selezione di model uses dal punto di vista del proprietario/operatore dell’immobile (a  mio parere erroneamente assimilati nella stessa figura). Questi usi, secondo la norma, possono essere:
– la creazione di un registro di asset, che poi viene indocata essere in conformità con la ISO 55000 e che come tale dovrebbe risultare in un documento di information requirements da strutturare prima a livello aziendale / di organizzazione;
– supporto al business case (che tuttavia dovrebbe essere fatto prima della partenza del progetto). All’interno di questa voce vengono poi declinati dei punti più specifici relativi a vari aspetti di un brief:
gestione della capienza e dell’utilizzo degli spazi, in relazione ad una struttura di Project Portfolio Management che anche in questo caso presuppone un coordinamento BIM a livello aziendale da parte del cliente/operatore;
gestione della sicurezza e della sorveglianza;
– supporto ad un futuro cambio di destinazione d’uso (nota: si usa il termine “repurposing” che tuttavia è abbastanza specifico per gli oggetti e poco o mai utilizzato per gli immobili): di questo uso si elencano requisiti relativi alla capienza degli spazi: aree, volumi, occupazioni, condizioni ambientali, portanza strutturale (alcuni di questi valori sono già tecnicamente presenti in ogni modello ben fatto, ma altri prevedono operazioni di implementazione a livello sia tecnico che di workflow);
analisi dell’impatto ambientale (sull’esistente o in previsione), niente di meno che qualunque analisi, dai costi alla CO2, dall’analisi energetica all’analisi dei rifiuti, dal consumo d’acqua fino a non meglio precisati altri effetti ambientali: inutile dire che ciascuna di queste analisi, specie se non qualitativa ma quantitativa, è uno specifico uso del modello, spesso sviluppato con la consulenza di uno specialista, che non può essere data per scontata, che implica un particolare modo di strutturare i modelli, la cui richiesta deve essere accuratamente valutata e alla cui consegna deve corrispondere un’adeguata remunerazione del professionista cui viene affidata;
simulazioni dell’attività, ovvero modellazione delle informazioni necessarie al normale funzionamento dell’asset in modo da poter fare proiezioni di costi (una richiesta poco ambiziosa che probabilmente dovrebbe includere consumi quali il consumo energetico ma anche l’impatto di manutenzione e sostituzione pezzi, fino allo stipendio del bidello);
manutenzione e riparazioni, ovvero informazioni circa le attività di manutenzione consigliate, la pianificazione preliminare di attività di manutenzione consigliate sia come tempistica che come costo (anche questa è una richiesta poco ambiziosa e tecnicamente semplice…);
– informazione circa la sostituzione di pezzi e materiali con particolare accento sulle strategie di smaltimento e riciclaggio;
– simulazioni per smantellamento e smaltimento, l’apice del ridicolo: in un sistema che dovrebbe disincentivare le demolizioni e facilitare le riconversioni, si suggerisce anche questo come uso del modello.
– supporto per le verifiche di conformità normativa e responsabilità regolamentare: il proprietario/operatore dovrebbe specificare le informazioni necessarie per garantire la salute e la sicurezza degli utenti nell’asset (si suppone e si spera che negli “utenti” siano inclusi anche gli operatori).

Godzilla - Disaster Planning

In questo elenco, usi del modello come il disaster planning non sfigurerebbero affatto.

Anche in questa sezione, c’è una pesante confusione tra i requirements di fine fase o, nel caso si voglia considerare “progetto” anche un progetto che si chiuda immediatamente dopo la fattibilità, tra i requirements e le varie fasi.
Inoltre, si fa un uso piuttosto spigliato delle forme verbali: all’interno di un intero elenco introdotto come “might include” troviamo espressioni piuttosto forti come “should require”. L’utilizzo delle forme verbali in una norma, nella lingua inglese, è piuttosto rigoroso.

The provisions of this PAS are presented in roman (i.e. upright) type.
Its requirements are expressed in sentences in which the principal auxiliary verb is “shall”.
Its recommendations are expressed in sentences in which the principal auxiliary verb is “should”.
The use of the auxiliary verb “can” indicates that something is technically possible
and the auxiliary verb “may” indicates permission.
(PAS 1192-2)

La clausola finale «information requirements associated with the delivery phase of an asset should be espressed in terms of the project stages that the project client or the supply chain intends to use» dovrebbe essere spostata all’inizio e utilizzata come lente per rivedere l’intero elenco: se si desidera declinare tutti quegli usi (cosa che comunque mi sentirei di sconsigliare) una norma dovrebbe prendersi la responsabilità di generare una matrice con fasi e responsabili. Inoltre, se davvero si desidera mantenere documenti differenti per l’Organizational Information Requirements e il Project Information Requirements, è necessario indicare quali dei vari usi appartengono a quale documento, cui corrisponde un diverso livello della gerarchia aziendale.

Solo un esempio: consigliare usi del modello a un cliente significa entrare in un livello di complessità decisamente più profondo

Solo un esempio: consigliare usi del modello a un cliente significa entrare in un livello di complessità decisamente più profondo.

Da ricordare inoltre che ogni requirement deve essere contrattuale e tutti questi usi hanno un impatto sulla gestione BIM del progetto e sul Delivery Level: i dati non crescono sugli alberi, devono inseriti da qualcuno all’interno di un’architettura impostata in fase di impostazione del modello.

Una ulteriore nota si rende necessaria sulla terminologia utilizzata a livello di verbi d’azione.

ISO 19650-1_toINFORM

ISO 19650-1_toGENERATE

ISO 19650-1_toSPECIFY

 

ISO 19650-1_toCONTRIBUTE

Informazioni come queste dovrebbero essere inserite nel glossario iniziale perché influenzano l’intera scrittura della norma.
Alla luce di questo sistema, risulta difficile credere alla Figura 2, in cui un Project Information Model contribuisce a creare un Asset Information Model più o meno per magia, a seguito di un contatto indiretto con gli Asset Information Requirements. Le informazioni contenute nell’Asset Information Requirements sono usi del modello e devono essere specificati all’interno degli Employer Information Requirements visti nel suo complesso: non possono essere aggiunte in modo posticcio dall’entità astratta che, secondo le norme, dovrebbe trasformare il Project Information Model in un Asset Information Model. Molti usi elencati a titolo esemplificativo implicano impostazioni radicalmente diverse a livello di information & model management.

5.2 Organizational information requirements
5.3 Asset information requirements
5.4 Project information requirements
5.5 Exchange information requirements
Le sezioni elencano lo scopo dei documenti e, per alcune voci, da chi vengono generati. Una tabella riassuntiva sarebbe decisamente più efficace e dovrebbe essere integrata, ammesso di voler conservare questo circonvoluto sistema di input.

ISO_19650-1_Information Requirements

Parliamone…

6. The Information Delivery Cycle
6.1 Principles
Il paragrafo elenca i quattro punti per la condivisione delle informazioni, ovvero:
a) le informazioni sono necessarie per la gestione dell’edificio in tutte le sue fasi, inclusa quella in cui si sta valutando se costruirlo o meno;
b) le informazioni vengono specificate in modo progressivo;
c) le informazioni devono essere trasmesse a tutti i livelli della catena produttiva;
d) la condivisione e il coordinamento delle informazioni viene trasferita tramite Information Exchange e gestita attraverso il Common Data Environment.
Nonostante siano tutti punti condivisibili, l’ultimo crea qualche problema tecnico. Se il Common Data Environment diventa uno strumento di gestione dei dati, e non di condivisione, lo schema è quello dello Stage 3 (database-based model), che tuttavia viene indicato come non oggetto di questa norma.
6.2 The Information Life Cycle
La sezione fornisce un quadro di integrazione tra la ISO 19650 e le altre norme che regolamentano le attività a livelli non di costruzione dell’asset. Queste norme sono:
ISO 55000 per l’Asset Management;
ISO 9001 per la gestione aziendale;
ISO 8000 per la qualità dei dati;
ISO 27000 per la gestione in sicurezza delle informazioni.
L’integrazione di queste norme all’interno di un sistema di Building Information Modelling, sia a livello di gestione che a livello di produzione, sono tuttavia un affare piuttosto serio. Seppur apprezzi di vedere consigliata la ISO 9001, anche in questo caso bisognerebbe specificare per quali parti della filiera sono maggiormente rilevanti quali norme. Dovrebbero poi essere fatti una serie di quaderni, di linee guida per mettere a sistema le varie norme: si tratta di un lavoro che al momento ben pochi possono fare.
Qualcuno poi mi dovrebbe spiegare qual è l’integrazione della norma con altre norme citate in bibliografia e in particolare:
ISO 16793Nuclear fuel technology — Guide for ceramographic preparation of UO2 sintered pellets for microstructure examination (non sto scherzando).
Ho inoltre forti dubbi circa l’integrazione con altre norme citate in bibliografia e la cui integrazione pure sarebbe opportuna, ovvero:
ISO 22263Organization of information about construction works — Framework for management of project information;
ISO 27000Information technology — Security techniques;
ISO 29481Building information models — Information delivery manual.

ISO ecosystem

L’ecosistema ISO per il BIM

6.3 Setting information requirements and planning for information delivery
6.3.1 General Principles e 6.3.2 Supply chain provides information for asset / owner / operator or project client decisions
Il sistema generale tra appointing party e appointed party è simile a quello già delineato nella PAS 1192-2(r2): a ogni requirement corrisponde una reazione da parte dell’appointed party in cui vengono declinate le modalità di consegna di quella informazione.

ISO_19650-1_Information Requirements and Delivery Planning

Portando questo ragionamento alle sue estreme conseguenze, ci troviamo in una situazione del genere:

ISO_19650-1_Information Requirements

Come dicevo, parliamone…

Tuttavia, addentrandosi nella lettura dei paragrafi successivi (Figura 6 per esempio), sembra chiaro che queste Information Exchange siano estrazioni di informazioni dal modello informativo, effettuate in specifici punti del processo ovvero i punti in cui gli stakeholder hanno necessità di prendere decisioni supportate da queste informazioni. Anziché promuovere la figura di un cliente coinvolto all’interno del flusso costante di dati, sembra essere presentata qui una strategia assistenzialista che, seppur nell’ottica di quella grande attenzione al cliente su cui si basa tutto il sistema di qualità ISO, seleziona specifici dati e li astrae dal processo coordinato. I rischi sono immediatamente chiari se si fa un semplice esempio inserito in un workflow reale.

Information Exchange Timeline

Per quanto possa sembrare rivoluzionario, il processo descritto si chiama “consegna”.

Con un cliente esterno al processo, ogni Information Exchange per decisioni chiave è una consegna. Questo significa che il lavoro viene fermato, in attesa delle sue decisioni, e si tratta di un momento generalmente utilizzato dal BIM coordinator per ristrutturare i modelli e le architetture di gestione dati in vista della fase successiva. Il coinvolgimento del cliente direttamente sul modello è cruciale per ridurre le tempistiche e consentire la realizzazione di analisi dinamiche: perdere di vista cosa è uso del modello, cosa è oggetto di consegna e cosa invece è lavoro collaborativo sui dati del modello significa perdere di vista il vantaggio principale del BIM ed appesantire la filiera di produzione con una sovrastruttura decisi0nale statica che farebbe da zavorra ad una struttura per propria natura dinamica.

Inoltre, per ogni consegna delle informazioni di progetto viene richiesto di portare avanti un risk assessment in modo da verificare quanto sia probabile che l’appointed party non consegni le informazioni richieste.
Se le informazioni richieste sono quelle del punto 5.1, il risk assessment dovrebbe essere un’operazione piuttosto facile…

Risk Assessment

Un po’ come fare un risk assessment di *questa* situazione…

6.3.3 Information verification and validation at start and end of project stages e 6.3.4 Information is drawn from the whole supply chain
Lo stesso problema di fasi si riscontra in questo paragrafo che dovrebbe descrivere la relazione tra la consegna delle informazioni e la loro verifica/validazione (due termini che dovrebbero essere inseriti nel glossario all’inizio, per evitare fraintendimenti). La Figura 7 della norma risulta quantomeno confusa. Lo schema completo dovrebbe essere qualcosa del genere:

Se la chiusura di fase implica un passaggio di mano del modello, la situazione si complica. Un doppio controllo delle informazioni viene infatti previsto dalla norma, ma assegnato all’attore sbagliato: se il modello passa dal Consulente A al Consulente B ad esempio, gli Information Requirements a quel punto vengono stilati, sotto forma operativa di BIM Execution Plan, dal consulente successivo (Consulente B) ed è il cliente a dover effettuare la submission perché si trova nella strana posizione mista di cliente e fornitore. Se il modello non è adatto per l’utilizzo da parte del Consulente B, deve essere messo a budget un adattamento della sua struttura o un aggiornamento dei suoi dati.

7. Project and Asset information management roles
7.1 Principles
Per quanto riguarda i ruoli, i principi base evidenziati nella norma sono:
– sarebbe meglio che i ruoli di information management non coincidessero con ruoli che abbiano una responsabilità progettuale (ma non è chiaro se si parli a livello di organizzazione, quindi il BIM leading consultant non può essere l’architetto, o a livello di individuo, quindi il BIM coordinator non può essere il capoprogetto);
– ruoli e responsabilità elencati nella norma non coincidono con eventuali titoli lavorativi, quindi ad esempio si parla di Information Management e non di BIM Coordinator.
Ne aggiungo uno: nonostante la norma faccia un abbozzo di distinzione tra le informazioni da gestire a livello aziendale e quelle da gestire a livello di progetto, questa distinzione decade nel capitolo 7 limitandosi a distinguere tra la gestione delle informazioni a livello di progetto globale e la gestione delle informazioni a livello di task team specifico. Il terzo livello più alto (quello del BIM manager non di progetto) deve essere reintrodotto perché sia possibile raggiungere buona parte degli obiettivi posti dalla norma a quel livello.
7.2 Roles for information production and information process
I ruoli descritti in questa sezione ricoprono:
– la produzione di informazioni;
– il coordinamento delle informazioni prodotte con quelle provenienti da altre fonti (attività al momento indicata come inclusa nella produzione di informazioni ma che deve necessariamente essere scorporata in quanto non operativa ma gestionale);
– la gestione del processo informativo, compresa la definizione di procedure e i controlli di aderenza ai metodi concordati.

Gestione-Coordinamento-Produzione

In situazioni complesse, viene inoltre indicata la possibilità di individuare una figura chiamata information facilitator o information process manager. La suddivisione tra produzione e coordinamento viene quindi proposta solo per progetti particolarmente complessi mentre deve necessariamente essere imposta come punto fondamentale per qualunque progetto degno di essere chiamato tale (in opposizione al business as usual). Tuttavia, dato che la sezione si pone esplicitamente l’obiettivo di indicare funzioni e non ruoli, dovrebbero essere riformulate come information facilitation o information process management. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è inventare nuovi ruoli.

A questo proposito, particolarmente problematico risulta l’Annex A, in cui viene proposta una matrice di ruoli con relative autorità. Questi ruoli sarebbero:
a) Information Facilitator, una specie di assistente sociale al livello del BIM coordinator, che dovrebbe favorire la comunicazione tra i vari autori delle informazioni, facilitando lo svolgersi di riunioni e i processi collaborativi: comunica con il cliente, ma coordina gli utenti e dovrebbe avere autorità di project management. Il ruolo del facilitator, tuttavia, in project management è abbastanza specifico: si tratta di una figura con competenze di project management che agisce sulla breve durata di un singolo task o di una prospettiva circoscritta. Si potrebbe parlare di facilitator ad esempio per un BIM coordinator incaricato solo della clash detection, che è una parte parziale del processo di modellazione informativa, ma l’esempio è erroneamente portato per la figura al punto d;
b) Information coordinator, che dovrebbe essere il nostro BIM coordinator o, meglio, il BIM coordinator del singolo consulente: coordina le informazioni, le configura (in che senso?), rende possibile lo scambio interoperabile delle informazioni tra vari formati, può essere fusa con la figura al punto d se non fosse che a livello di responsabilità fa clash detection ma non ha l’autorità di proporre soluzioni a queste clash;
c) Information author, ovvero il progettista: deve essere spostato in posizione a, in fondo al resto della filiera di gestione;
d) Interface manager, ovvero un BIM coordinator che si occupa solo di clash detection, con l’autorità di proporre soluzioni in opposizione all’information coordinator: il suo ruolo è di supporto, eventualmente, a un coordinatore delle informazioni (un facilitator, in questo senso) e quindi deve essere spostato;
e) Task Information manager, dirige la produzione delle informazioni nel rispetto degli standard, dei metodi e delle procedure concordate: se è di progetto, si tratta di un BIM coordinator. Se è di azienda, invece, si tratta di un BIM manager e si posiziona a un ruolo superiore dell’architettura aziendale.
f) Project Information manager, un uomo il cui ruolo è estremamente confuso: definisce gli information requirements (quindi opera dal lato del cliente a livello gestionale), rende possibile lo scambio di informazioni tramite il Common Data Environment  (quindi opera a livello di progetto dal lato del cliente o per suo conto dal lato del BIM leading consultant), mantiene e riceve le informazioni del modello (quindi è un BIM coordinator a livello del BIM leading consultant), favorisce l’integrazione e il coordinamento delle informazioni tra i vari modelli (quindi è di nuovo il BIM coordinator responsabile del modello federato), popola di informazioni l’information exchange con dati estratti dal modello (quindi è un data entry specialist). Non serve essere un esperto di project management aziendale per rendersi conto che questa figura ha delle serie contraddizioni e deve essere spacchettata sulle altre.
In generale è drammatica e preoccupante la banalizzazione del BIM alla clash detection: un documento degno degli anni ’80. Se si desiderano fare degli esempi, è necessario avere un esempio puramente informativo dopo l’esempio puramente geometrico: un buon esempio potrebbe essere il Quantity Take Off.

La clash detection era la punta di diamante del BIM vent'anni fa: una norma scritta oggi deve fare di meglio.

La clash detection era la punta di diamante del BIM vent’anni fa: una norma scritta oggi deve fare di meglio.

7.3 Asset information management roles
Ancora una volta, la gestione dell’asset o del portfolio di asset viene posta sullo stesso piano, mentre una è un’attività a livello aziendale e l’altra è un’attività a livello locale. Particolare accento viene posto sulla necessità di strutturare le informazioni in modo da facilitare l’avvicendarsi di diverse figure nello stesso ruolo, ma nessu riferimento viene fornito circa lo standard per la gestione di queste informazioni (la relativa ISO dovrebbe fornire indicazioni in questo senso o, in caso contrario, una delle due è completamente da rivedere nelle sue citazioni incrociate).
Indipendentemente da questo, anche a livello di asset la persona in ruolo gestionale dovrebbe:
validare le informazioni fornite dai fornitori o da altre parti in causa;
autorizzare la loro inclusione all’interno del modello.
Nessuna indicazione viene data su chi ha il compito di:
manutenere, gestire le revisioni e ordinare gli aggiornamenti di versione del modello (ruolo cruciale per una parte di processo che si spalma potenzialmente su decenni);
– valutare l’aggiornamento dell’architettura informativa (ruolo simile al precedente ma a livello aziendale);
inserire fisicamente le informazioni all’interno del modello (ruolo operativo).
Sembra che a livello di asset esista solo il gestionale di progetto (nostro BIM coordinator) ma non il gestionale aziendale (nostro BIM manager) e non vengono presi in considerazione ruoli operativi. Chi dovrebbe inserire le informazioni nell’Asset Model? Una squadra dedicata, come credo, oppure si pensa che l’aggiornamento del modello possa essere demandato alle maestranze dedicate alle operazioni fisiche di manutenzione?
7.4 Project Information management roles
Responsabilità specifica di progetto, che ha il compito di:
– stabilire gli standard informativi;
– stabilire metodi e procedure di produzione;
– definire il Common Data Environment.
Il suo livello di coinvolgimento nella filiera di produzione tuttavia cambia drasticamente le responsabilità di questa figura. E’ necessario definire se si tratta di una figura in seno al cliente, nel qual caso non può dettare metodi e procedure di produzione ma solo gli standard informativi di output, se si tratta del BIM leading consultant, o se è semplicemente il gestore del Common Data Environment.
7.5 Task information management roles
Information management a livello di singola squadra, considerato solo per progetti particolarmente grossi. Si tratta probabilmente dei BIM coordinator locali, in opposizione al coordinator del leading consultant, e come tale si tratta di una figura necessaria. Ogni entità di produzione con autonomia deve avere il proprio coordinatore.

8. Container-based collaborative working
Il principio di base fornisce come assunto una situazione che invece è transitoria e non completamente condivisibile, ovvero l’identificazione di un sistema (il container) come sorgente unico delle informazioni in opposizione al singolo file (modello). I principi base elencati sono i seguenti:
a) si lavora al level 2 con un ulteriore grado di rallentamento: ogni originator produce le proprie informazioni, utilizzando informazioni prodotte da altri solo quando verificate. La modalità di utilizzo di queste informazioni tuttavia apre la strada ad ogni livello collaborativo possibile, perché tali informazioni possono essere utilizzate tramite:
– riferimento;
– modello federato;
– scambio diretto di informazioni.
Se lo scambio diretto di informazioni si traduce in un sistema di flusso diretto da un modello all’altro (vedi Flux), non si sta più parlando di un level 2, le responsabilità tra le parti sfumano. Bisogna essere rigorosi nell’indicare una metodologia o nel delineare vari scenari per l’utilizzo di queste informazioni prodotte da terze parti.
D’altro canto, la possibilità di utilizzare solo informazioni verificate deve essere spiegata ulteriormente: è necessario un certo livello di automatismo (garantito ad esempio dal sistema dei LOD) per velocizzare la produzione di un progetto integrato.
b) è necessario fornire information requirements che siano chiaramente definiti, sia a livello strategico (da parte degli investitori ad esempio) che ad un livello qui definito tattico (l’operator). I vari livelli devono essere chiamati sempre nello stesso modo: si veda ad esempio la terminologia utilizzata nella sezione 4.
c) è necessario valutare l’approccio proposto, la capacità e le possibilità di ogni contractor o consulente prima dell’assegnazione dell’incarico (una procedura consolidata, il Consultant Capabilities Assessment, che meriterebbe di essere esplicitamente citata). Il punto è maggiormente esplorato nel capitolo successivo.
d) deve essere fornito un Common Data Environment che in questo punto tuttavia viene presentato come un luogo in cui immagazzinare le informazioni, in opposizione al punto 6.1 in cui si descriveva come un sistema di gestione dei dati.
e) i modelli devono essere sviluppati con un numero di tecnologie che siano in grado di essere conformi a questi standard (ovvero, al momento, nessuna);
f) i modelli devono essere messi al sicuro da accessi non autorizzati, dalla perdita di dati, dalla corruzione della struttura, dal degrado e dall’invecchiamento. Aspetti cui altre norme dedicano interi capitoli vengono qui liquidati in un paragrafo. Nessun sistema e nessuna tecnologia garantisce di mettere completamente al riparo dalla corruzione il modello. Ciò che può essere messo parzialmente al riparo dalla perdita di dati è il container, ad esempio con sistemi di backup e ridondanza, ma se avessi un soldino per ogni volta che ho visto corrompersi un file di Revit probabilmente potrei smettere di lavorare.

Container-based working

Container-based collaborative working

9. Appointed party capability and capacity
9.1 Principles
I sistemi di valutazione proposti per un fornitore sono tre:
a) un assessment da parte del committente;
b) un’autocertificazione da parte del fornitore stesso;
c) un assessment commissionato a una terza parte.
Inutile dire che il punto b è completamente inaccettabile e legittima una giungla di autocertificazioni che non può trovare spazio in una norma.
Viene inoltre lasciata la possibilità di portare avanti l’assessment solo per fornitori nuovi, mentre i fornitori storici possono mantenere il loro status di fornitore già approvato. Il sistema è accettabile solo se realizzato in simbiosi con il sistema di qualità della ISO 9001, che prevede un feedback dopo ogni attività del fornitore e il controllo di indicatori con una media al di sotto della quale un fornitore perde il suo status.
9.2 Extent of capability and capacity assessment
Il paragrafo fornisce alcune voci che dovrebbero essere incluse in un assessment, ovvero:
a) il livello di dedizione con cui si intende essere conformi agli standard e agli information requirements;
b) l’esperienza dell’azienda e del team in particolare per quanto riguarda il lavoro collaborativo container-based;
c) le possibilità di accesso e l’esperienza nell’utilizzo delle tecnologie specificate o previste negli information requirements;
d) l’esperienza dell’azienda e del team in particolare su quello specifico tipo di progetto.
Il punto a) non dev’essere una risposta a un assessment (nessuno mai risponderebbe che intende profondere uno scarso impegno nel rispetto degli standard) ma un vero e proprio impegno che sia parte integrante del contratto di fornitura.
Il verbo “should” che introduce la sezione dovrebbe (no pun intended) essere verificato rispetto a un glossario simile a quello riportato dalle PAS 1192.

10. Information Delivery Planning
10.1 Principles
La sezione fornisce un indice per gli Information Delivery Plans che costituiscono, di fatto, il BIM Execution Plan. I punti che dovrebbero essere definiti nell’Information Delivery Plan secondo la norma sono:
a) come le informazioni rispetteranno le specifiche;
b) quando verranno consegnate le informazioni, rispetto alle fasi di progetto, con relative date;
c) come saranno consegnate le informazioni;
d) quali informazioni saranno consegnate;
e) chi consegnerà le informazioni.
Molte delle voci proposte non sono altro che le informazioni normalmente riassunte nella Model Production and Delivery Table, che comprende:
a) come verranno consegnate le informazioni, rispetto alle fasi di progetto, con relative date;
b) quali informazioni saranno consegnate, per quale uso del modello e a quale livello di sviluppo;
c) chi consegnerà le informazioni.
La tabella è un documento contrattuale e quindi non può essere rimandata alla fase di produzione dell’Information Delivery Plan. Ciò che può essere demandato a una fase successiva è esclusivamente il punto a), che dovrebbe essere espanso e maggiormente esplorato in questa sezione degli standard.
10.2 Timing of Information Delivery
Nessun commento: la sezione si raccomanda di stilare una time schedule che tenga in considerazione tutte le fasi, inclusa la costruzione e il procurement.
10.3 Responsibility Matrix
La matrice di responsabilità secondo la norma dovrebbe specificare:
a) i vari ruoli di information management;
b) le varie responsabilità e i vari oggetti di consegna.
La matrice dovrebbe essere espansa a ricalcare quanto commentato nella sezione 7 e, in generale, essere coerente con quella struttura.
10.4 Defining the scope of information to be delivered
Il punto illustrato nel titolo è il più critico, oggetto di molti dei commenti nelle sezioni precedenti. Tuttavia il contenuto della sezione si riduce a essere un’indicazione di strategia riguardo all’uso dei volumi (sezione 7.6 della PAS 1192-2, da cui provengono molti degli schemi riportati).
Per chiarezza, la PAS 1192-2 identifica nella strategia dei volumi quella che noi chiamiamo suddivisione del modello. La sezione, essendo presa dagli standard britannici, è ben fatta e prevede la possibilità di identificare uno o più set di volumi a seconda degli usi del modello.

Volume: manageable spatial subdivision of a project, defined by
the project team as a subdivision of the overall project
that allows more than one person to work on the
project models simultaneously and consistent with the
analysis and design process.
(PAS 1192-2)

Si tratta di un punto cruciale del model management e le PAS specificano che, per lavorare al Level 2, «each volume or subdivision is a reference file». Tuttavia questa suddivisione avviene anche in conseguenza degli usi.
Manca purtroppo una chiara strategia riguardo all’individuazione di questi model uses. Personalmente sull’argomento consiglio l’episodio 24 del BIM Think Space, in cui il problema viene esplorato da vari punti di vista. Dato che la norma si sbilancia a consigliare diversi usi, le strade sono due:
– individuare una strategia chiara per l’individuazione di questi usi;
– stralciare molte parti e limitarsi a una spiegazione chiara del concetto di uso.

11. Managing the collaborative production of information
11.1 Principles
La sezione pone tre principi:
– è necessario utilizzare un Common Data Environment, anche se non si entra nel merito circa la frequenza della condivisione: trattandosi di un Level 2 si suppone che le condivisioni siano periodiche, e non continuative, il che presuppone dei cicli di coordinamento che mi aspetto specificati in una ISO;
– l’obiettivo principale è il coordinamento, sia spaziale che informativo, ma viene portato il solo esempio della clash fisica tra due oggetti (peraltro declinato in due soltanto delle tre accezioni possibili ovvero hard e soft, dimenticando la workflow);

Hard, Clearance e Workflow: i tre tipi di clash nel BIM

Hard, Clearance e Workflow: i tre tipi di clash nel BIM

– è preferibile utilizzare oggetti generici prima che gli elementi vengano selezionati da catalogo o mandati in produzione, ma che indichino gli spazi richiesti per l’installazione, la connessione ad altri sistemi, la manutenzione, la sostituzione, e che questi oggetti vengano sostituiti da elementi specificati solo laddove richiesto: si punta quindi a un’obbligatorietà del LOD 350 americano (senza nessuna considerazione sul livello di affidabilità delle informazioni ma solo sulla presenza delle stesse, con conseguente diminuzione di tutela sul progettista).

LOD350

Esempi di LOD 350

11.2 Level of information need
Anche ammettendo che la geometria venga considerata in qualche modo un dato e quindi un’informazione (cosa che comunque andrebbe specificata da qualche parte), la sezione risulta incompleta.
Correttamente viene indicata la possibilità di indicare LOD diversi per diversi elementi dello stesso modello e altrettanto correttamente si raccomanda la necessità di richiedere il livello minimo di informazione necessario a soddisfare le richieste (o sarebbe meglio dire il livello minimo di informazione necessario a garantire l’uso del modello) ma non si fa menzione alcuna circa il livello di affidabilità dell’informazione in opposizione alla presenza della stessa.

LOD - precast beam

Il concetto di LOD viene graficamente semplificato come *presenza* delle informazioni, ma sappiamo che il punto cruciale è sulla affidabilità, sulla stabilità delle stesse.

Mi spiego meglio.
Per un’azienda che opera in varie fasi del processo edilizio, è normale avere librerie di componenti a livello di infrastruttura aziendale. Per ovvi motivi, tali componenti sono spesso oggetti specificati, che nelle prime fasi del processo svolgono la funzione di oggetti generici. Questo è particolarmente importante per la lettura del modello: se un cliente o un consulente riceve elementi in cui viene specificato il fornitore, ma nella tabella dei LOD è indicato che si tratta ancora di oggetti generici, il cliente o il consulente sanno che quella informazione non è attendibile. Un tipico parallelismo che può far comprendere questo concetto è quello di un rendering sviluppato in fase concettuale: per quanto l’arredo nell’immagine possa essere un arredo specifico di un fornitore specifico, è ben lungi dall’essere la decisione definitiva. Questo accade per ogni elemento: dai muri ai serramenti fino ai componenti impiantistici.

kartell_museo_stanza11_01

Nessuno crede che alla fine del progetto avremo davvero questi prodotti: sono semplicemente un’indicazione.

Se il concetto di LOD perde la sua accezione di Livello di Affidabilità e diviene un indicatore circa la presenza o meno delle informazioni, possono accadere due cose:
– l’azienda deve operare un enorme lavoro di semplificazione e sottrazione sui componenti, eliminando informazioni selettivamente per ogni LOD e mandando di fatto in ridondanza sei volte l’intera libreria, con uno spreco enorme di risorse e un’altissima possibilità di errore;
– anche laddove venga portata avanti con successo questa operazione, esistono dei valori che vengono inseriti di default e non possono essere cancellati: significa che l’informazione sarà presente ma non sarà affidabile.

BIM parametri di un muro

I parametri di un muro in Revit (senza considerare parametri personalizzati)

Il LOD costituisce una tutela per tutti e deve esserne mantenuto lo spirito.

12. Common Data Environment
12.1 Principles
La sezione volontariamente ricalca solo quella parte delineata nel BS 1192 e non prende in considerazione il flusso complesso esplorato nelle PAS, che vengono relegate all’Annex B. Per la prima volta in questa circostanza viene nominato il BIM Execution Plan, lasciando intendere quindi che sia qualcosa di diverso dalla serie di Information Plan che giungevano in risposta ai vari Information Requirements. Non è chiaro se il BIM Execution Plan sia quindi un’anomalia nella nomenclatura ma costituisca risposta a quello che viene chiamato Exchange Information Requirements, se si tratti di un collettore dei vari Information Plan o quale sia il livello gerarchico tra i vari documenti.
Particolare risulta inoltre la clausola secondo la quale «container-based collaborative working allows for CDE to be distributed across different computer systems or technology platforms». Quello che mi preme sia chiaro che si tratta semmai di un CDE unico multipiattaforma, e non di più CDE che funzionano su diverse piattaforme e che in qualche modo vengono integrati. L’operazione di federazione del modello inoltre avviene su una specifica piattaforma, che è quella scelta dal BIM Leading Consultant. La federazione non può avvenire direttamente nel Common Data Environment: la maggior parte degli strumenti attualmente sul mercato non lo consente.
12.2 The work in progress state
Nessun commento, se non che la sezione originariamente non era accessibile al cliente e ora viene indicata come solo accessibile al team che ha originato i dati, il che funziona perfettamente in questa fase ma crea un problema nel punto successivo.
12.3 The check/review/approve transition
La sezione è presentata come una semplice validazione dei dati rispetto agli standard, ai metodi e alle procedure concordati. Non è mai stato chiaro chi abbia l’autorità per portare avanti questa fase: se la sezione work-in progress è accessibile solo dai singoli task team, si tratta di un’autocertificazione portata avanti dal BIM coordinator delle singole aziende? Oppure esiste una sezione di pre-submission in cui il materiale viene spostato per approvazione e viene validato dalla squadra del BIM leading consultant? Da chiarire.
12.4 The shared state
Nessun commento: è la sezione in sola lettura visibile anche a terze parti e al cliente. Si richiede di usare uno stato di condivisione specifico, il “client shared”, per le informazioni destinate a quest’ultimo. La declinazione di questi stati tuttavia non è per nulla chiara. Viene inoltre concessa licenza di distribuire il materiale per il cliente attraverso sistemi diversi dal Common Data Environment e la cosa è completamente inaccettabile.
12.5 The review/authorize transition
La fase viene indicata in modo molto simile alla 12.3, distinguendola semplicemente dalla validazione tramite l’utilizzo del termine “test”. La differenza sembra essere quindi che nella 12.3 le informazioni vengono valide per la loro conformità agli standard mentre in questa fase vengono testati per la loro usabilità nelle fasi successive. Al superamento del test, i container passano di stato e vengono pubblicati. Il processo di autorizzazione dovrebbe separare le informazioni autorizzate per la fase successiva da quelle presenti nei container ma non autorizzate. Se il discorso viene portato sul modello, si capisce immediatamente come questo non sia tecnicamente possibile ma debba essere affidato a un documento programmatico (la tabella dei LOD) rispetto ai quali viene verificata la conformità in fase di consegna.
12.6 The published state
Informazioni autorizzate per l’uso. Deve essere specificato, in questo settore, quali sono gli usi autorizzati: il risultato è probabilmente una matrice con i vari usi e i vari livelli di affidabilità delle informazioni nelle fasi, che si compila progressivamente man mano che ci si avvicina all’handover finale.
12.7 The archived state
Usato per le informazioni superate. Un sistema di versioning, tra quelli che regolano ad esempio la ISO 9001, dovrebbe essere chiaramente indicato e scelto perché la norma sia un documento organico e coordinato con l’intero sistema normativo in cui si inserisce.

399439

Rispetto allo schema delle PAS 1192-2, la norma ISO recepisce solamente i quattro quadranti centrali, tratteggiati nella versione attuale delle PAS, ovvero quelli mutuati dal BS.

13. Summary of information delivery cycle
I principi su cui si basa il ciclo di consegna delle informazioni sono presentati come i seguenti:
– l’information management è cosa distinta rispetto alla produzione e alla consegna delle informazioni: principio condiviso cui però non corrispondono, nella sezione relativa ai ruoli, mansioni distinte e dedicate;
– l’information management deve essere utilizzato durante l’intero ciclo di vita dell’edificio;
– la quantità di informazioni da gestire aumenta sia durante la produzione del progetto che durante la gestione dell’edificio, ma non tutte le informazioni generate durante il progetto sono rilevanti per la gestione dell’edificio… e quindi? Stiamo dicendo che l’Asset Information Model è una versione epurata del Project Information Model? Molto pericoloso nei casi in cui l’Asset Iinformation Model torna a essere Project Information Model, cosa che dovrebbe essere richiesta nei progetti di rinnovo o restauro;
– l’asset e il project information model contengono set diversi di dati;
– l’information delivery cycle si attiva ogni volta che si effettua una nuova consegna di progetto, ogni volta che viene assegnato un nuovo incarico oppure ogni volta che viene data una nuova istruzione a un fornitore/consulente, ma in realtà un information delivery cycle così strutturato, non Agile, deve per forza basarsi su consegne fissate e non può essere applicato anche al work-in-progress quotidiano, che necessita di processi di coordinamento più snelli per nulla tenuti in considerazione all’interno di questa norma;
– le richieste di informazioni riflettono la prospettiva di tutte le part in causa e ricadono a cascata sugli appropriati livelli incaricati dei deliverables, un punto che funzionerebbe molto meglio e risolverebbe molti mal di testa se fosse affrontati in termini di uso del modello;
– le varie informazioni vengono fascicolate dalle parti incaricate ai più alti livelli del progetto, un punto che funzionerebbe molto meglio esplicitando la presenza e il ruolo del BIM leading consultant;
– gli information exchanges sono utilizzati per trasferire informazioni tra le varie parti incaricate e il committente (per le implicazioni problematiche di questo meccanismo, vedere i punti 6.3;
le informazioni ricevute tramite information exchange devono essere verificate dal ricevente rispetto ai relativi requirements.


 

Conclusione
I punti da rivedere con la commissione sono i seguenti:
– effettiva integrazione della norma con le altre ISO citate;
– introduzione del concetto centrale di uso del modello, cruciale per la committenza e per un processo di modellazione informativa orientato alla qualità e all’ottimizzazione del processo;
revisione dei ruoli e conseguente individuazione chiara delle responsabilità laddove non evidenziate (utile a questo scopo introdurre la figura dei BIM leading consultant e/o del gestore del Common Data Environment);
– riportare all’interno del flusso digitale la figura del committente eliminando la possibilità esplicita di gestire gli Information Exchange come esterne ai modelli e al Common Data Environment;
– una gestione compatta e ottimizzata del modello attraverso le varie fasi di progetto e costruzione, con accento finale sulla riconversione, più che sulla demolizione;
– una revisione del concetto di container con chiara indicazione circa l’indicizzazione delle informazioni al suo interno.

BIM @ PoliMI 13.03.2017

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You got me now

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Be Keen

Yesterday, with a sumptuous lunch, we concluded the first session of what we call the MasterKeen, with amazing people whose names and work I want to share with you. More information on the master can be found here.

– The Program –
The structure of our program comes from a simple assumption: you can’t do anything without knowing the instruments that allow you to do what you want to do. This is true for manual work just as much as it’s true for philosophy: the nature of such instruments change but still you need to be able to tie your running shoes before you can actually start running. This is especially true when instruments are complex and BIM-enabling software tend to be very complex instruments. This is why we start with an introductory lesson (by yours truly) explaining the main goals and then my colleagues proceed in teaching Revit for quite a lot of time.
Simone Pozzoli is our star, our brave tutor, the guy who stays with them practically all the time, throughout the whole learning curve.

Learning Curve

Especially here

Emiliano Segatto is the host of the show and we have other guests and some of them are especially well known.

.MasterKeen - Emiliano Segatto MasterKeen - Drink Up.


1. Attendees
Our students came from all over Italy and some of them from very far away. One of them came all the way from Switzerland.
We had the 25% of girls, and the 62.5% of them was born in the 80s.

MK1_Data

Their names are:
– Paolo Roberto Rossi
– Bruno Grossi
– Enrico Mazza
– Antonio Scalise
– Giacomo Colombini
– Lorena Morselli
– Francesco De Matteis
– Dalila Cavallo
– Alessia Andreotti
– Igor Bonsi
– Diana Fullin
– Lorenzo Verbanaz
– Francesco Carandente
– Matteo Nativo
– Francesco Pallottini
– Matteo Gianninoto
The majority of the works you’ll wee in these pages is their work.

2017-02-01 15_32_33-Venngage _ Editor

Our students came from all over Italy

 

2. Showreel: The Integrated Project

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Architectural Model by Lorena Morselli

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Structural Model by Enrico Mazza

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A calculation of air/light efficiency using a “yourmother” formula by Bruno Grossi


2. Standards: how to survive them

MK1_ReplaceSheetName

Within Revit, when you have to work in a systematic way you often have to think Dynamo: this one was to compile the sheet number with parameters accordingly to BS 1192…


3. Going Level 2: how to Collaborate

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Model Breakdown Structure by Francesco De Matteis

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Another Model Breakdown Hypothesis by Matteo Nativo

MK1_ModelBreakdownHypothesis_EnricoMazza

Model Breakdown Hypothesis by Enrico Mazza: the typical floor


4. An Attempt at Level 3: Share Data

MK1_Flux_001

We picked a site in San Francisco (because we could) and got it through the Flux Site Extractor

MK1_CoronaHeights_Leopold01 MK1_ModelBreakdown_Flux

A portion of the Building by Francesco Carandente / Model Breakdown in Flux by Paolo Roberto Rossi

MK1_CoronaHeights_Leopold02

A flow in Flux to calculate efficiency, also by Francesco Carandente

Test for Dashboard

The first Experiment

Send to Dashboard

Sharing of the prototype through Flux

Dashboard

Further experiments, assembled in a Flux Dashboard

The Final Result

The Final Result

ISO 19650 in pubblica revisione

Le ISO della serie 19650 sul Building Information Modelling sono disponibili per pubblica revisione. È fondamentale che vengano commentate entro i primi di aprile, soprattutto da parte dei membri ai vari tavoli normativi nazionali.

BS ENISO 19650-1 Organization of information about construction works – Information management using building information modelling. Part 1: Concepts and principles
BS ENISO 19650-2 Organization of information about construction works – Information management using building information modelling. Part 2: Delivery phase of assets

Dove trovarle: potete trovare la versione inglese della ISO sulla pagina Standards Development del British Standard Institute.
Attenzione! Non si tratta della pagina Draft in cui si trovavano le PAS 1192, ma di un’altra sezione. Si accede comunque con lo stesso username: bisogna solo autorizzarne l’utilizzo nella nuova sezione.

Deadline: 11 aprile


 

This document is one part of an International Standard for information management using building information modelling (BIM). It sets out the concepts and principles for successful information management at a stage of maturity described as “BIM according to ISO 19650”.This International Standard provides recommendations for a framework to manage information including exchanging, recording, versioning and organizing for all actors addressing every working environment.This standard applies to the whole life cycle of a built asset, including strategic planning, initial design and construction, day-to-day operation, maintenance, refurbishment, repair and end-of-life.The concepts and principles contained in this part of the standard are aimed at all those involved in the asset life cycle. This includes, but is not limited to, the asset owner/operator, the project client, the asset manager, the design team, the construction supply chain, an equipment manufacturer, a system specialist, a regulator and an end-user.There are many different procurement routes and appointment arrangements for asset owners/operators or project clients to choose from to best meet their specific requirements. Although the roles, procedures, processes, activities or tasks described in all other parts of this standard might vary, the concepts and principles described in this document should be adopted and applied in accordance with the specific circumstances and requirements of the asset management or project delivery activities. The information requirements should specify or guide how this will be achieved and the details should be agreed in time for the requirements to be delivered efficiently and effectively.

(BS ENISO 19650-1)


This International Standard specifies requirements for information management, in the form of a management process, within the context of the delivery phase of assets and the key exchanges of information within it, when using building information modelling.This International Standard is primarily intended for use by:—those involved in the management or production of information during the delivery phase of assets;—those involved in the definition and procurement of construction projects;—those involved in the specification of appointments and facilitation of collaborative working;—those involved in the design, construction, operation and maintenance of assets; and—those responsible for the realization of value for their organization from their asset base.This International Standard can be applied to all types of assets and by all types and sizes of organizations, regardless of the chosen procurement strategy.KeyAIM Asset Information Model PIM Project Information Model A Start of delivery phase – handover of relevant information from AIM to PIM B Progressive development of the design intent model into the virtual construction model C End of delivery phase – handback of relevant information from PIM to AIMFigure 2 — Scope of ISO 19650-2

(BS ENISO 19650-2)

 

Fractal 1.0 – Let’s get the basics right

As some of you know, we’ve seen the first demonstration of Fractal at Autodesk University this year and I’ve been trying it out.

If you don’t know what Fractal is, in their own words it’s an on-line tool «the automatic generation of a wide sampling of options».

If you’re new to this, you also might want to watch this couple of videos:

..

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– When to use it –

At the risk of stating the obvious, the portion of workflow you will find most use for it is the conceptual phase. You might be working out the concept of the whole building during predesign or you might be exploring variations for a single panel of your facade during design development, it doesn’t matter: what matters is that this is not a tool for documentation nor it’s a tool for design authoring in the strict sense. It’s a tool to aid you in your thinking.

The principle is the one behind generative design: you set up constraints and variables as part of your design process, launch a generative script, go out to have a drink with your friends and when you’re back the computer has generated a set of options for you to choose from. Fractal tries to add a learning principle to this mechanism: you can select a range of preferred options (or a range of preferred numerical outputs, as you see in Anthony Hauck‘s video, and start again from those in order to refine the generative process.


– How to use it? Few Vary Basic Examples –

First of all, you need to describe mathematically the idea behind your project and you need to do that using Dynamo Studio (yes, studio: I’ll explain in a while). This means that your geometry needs to be fully generated with Dynamo: mixed solutions won’t work that well.
Let me start from the very basics (I also recommend reading this article).
For instance, if you want your project to be the extrusion of a rectangle, this is how you describe it.

Rectangle_Fixed

Now, in order for Fractal to do his trick (Fractal is like a man just as much as Dynamo and you’ll understand why in a while), you need to decide what is going to be variable and what is going to be fixed.
For instance, this is a completely variable rectangle, both in Depth and in Width. What Fractal will do is to provide you with rectangles in different shapes and sizes.

Rectangle_Variable

Some of you might remember that you can provide Dynamo with a range of values: by clicking on the arrow next to your number, you drop down additional options in order to do so.

Rectangle Width - Options

What I’m saying is that I want my rectangle width to be between a minimum of 1 and a maximum of 20, with possible variations each 0.5 (I’m thinking meters here).

The decision is crucial. If you want your rectangle to be always 7 meters long, and explore variables of the Width, just attach a fixed number in the correct parameter and let the other free to roam around.

Rectangle_WidthVariable

Once you’re done describing your geometry, you need to publish your script to the web and for this you’ll need Dynamo Studio: the add-in for Revit doesn’t have this functionality.

Before you do that, however, you need to stop for a while and think if there’s something obvious to you but not so obvious for the computer, some roads you don’t want Fractal to go down to.
I’ll make another example.
Let’s assume that I have three very important points in my project brief and I want my building to be roughly described as a circle going through those points. They might be, for instance, three accesses to three different portions of the building. Dynamo has a node for that: it’s the Circle.ByThreePoints.

CircleByThreePoints

 

Now, Euclid has a couple of issues with all these coordinates being variables because, as you might guess, a circle can’t be formed by passing through three points in a row. That one is called a line.

CircleByThreePoints_Error

You are completely sure that this won’t happen (or at least you should be) as long as you are the one inputing numbers. You can’t be equally sure when you let a computer do that. And you need to put failsafe measures into your script because with these kind of leaks in your script you are most likely to get a whole bunch of unwanted options simply saying “Hey, there was an error while generating this option”. You don’t want that. You’ll have enough valid options to deal with: I assure you.

Whatever solution you choose, it needs to be a solution that makes sense for your design. For instance you might want two of your points to be 1m distant one from the other and this did the trick for me.

CircleByThreePoints_Solution

I though I solved the issue by providing for the second point an x coordinate that was = y(p1) + 1

Let’s see what happens when I try to push this one to Fractal.
As I said, you need to publish your script to the web and that’s simple enough. It will ask you to log-in, so make sure you have your Autodesk account ready at hand.

Dynamo Studio - Send to the Web

 

When you go to fractal.live, on the upper left menu you can pick “My Workspaces” and you’ll see that your scripts are already uploaded: it will ask you to log in and to authorize it with your Autodesk Credentials again.

Fractal Menu

You will then be able to pick from your scripts and open the Fractal Dashboard.

Test - Cilinder

The Fractal Dashboard is made up by two separate spaces, one next to the other: the first one, on the right, is the ribbon of parameters that will be alternatively tried in different variations. Each variation will then be loaded in the right portion, showing you the value for each parameters and the resulting geometry.

Fractal - Workspace - Highlights

Come on, click to enlarge, will you?

You can play with them manually (on the right) and save your options (on the left). Nothing revolutionary so far.
What you can also do, is press the Generate Button, sit back and wait while Fractal tries each and every possible variation in your design set by trying the lowest and the highest value possible, and a medium value between those two.

You can stop him anytime you want and sort the options by avoiding the ones with errors, for instance. You can also fav options and put them on top. Also, you can clear the slate and start over: it will save only your favourite options. You cannot really do anyhing while he is working: he won’t listen to you (and this is one of the reasons Fractal is like a man).

When he is done, the parameter combination matrix will look like this:

Parameters Completed

When you select an option below, a thick blue line will show you which combination path generated that option.

You get the idea of how that works, right?

You get the idea of how that works, right?

Now, the results I got in this situation were pretty basic: different cylinders with different diameters (based on my three key points) and different heights. Nothing special.

Cilinder - Animated


– Let’s spice it up –

Ok, so everybody could predict the results of that experiment, right? No results were unexpected: just a bunch of cylinders I could have designed myself.
The results were what I expected because I didn’t describe what I wanted: I described the geometry I wanted, which is the easy part.
However, the whole concept behind generative design is not knowing the geometry you want, specifying constraints in terms of performance and let the computer design the geometry for you.

178_Ipotesi_Colorato

This is what you get by rotating voids around a pyramid. I totally wasn’t expecting the last one.

So, here’s few rules to successfully use Fractal.

1. Name your sliders. This might sound silly, but you don’t want yout Fractal workspace to be filled with variables named “Number Slider” and “Integer Slider”;
2. Think parametric. try to put into Fractal the reasons you are designing a building and not the shape of the building itself;
3. Define rules. As Asimov teaches us, everything is good and fun with machines unless you fail in defining your basic rules: unless you place railings Fractal will run all over the place, so you need to tell him what you want to do but most importantly you need to tell him what you don’t want him to do, otherwise he will do it. In all possible variations.

Robot

 

Try to get the hang of it, ok? Now I’m busy with Singapore (we’re speaking at BILT at the end of the month) but we’ll do something nice with this as soon as I’m back.

 


 

SIDE NOTE: this month we have an article out, about design optioneering. You can find it in this magazine (English and Italian).

Simply Complex Podcast, Episode 06

I’ve had the pleasure and honour of being hosted by no less than Marcello Sgambelluri himself in episode 06 of his Simply Complex podcast series, this week! If you have never heard it, I strongly suggest you check it out. His chat with Adam Sopko is particularly interesting: you can find it here.

I really hope you’ll enjoy it: I certainly enjoyed recording it.

 

If you’re curious to get references of the things we talked about, here’s some.

  • While we were talking, Marcello was surfing the website of the architectural studio I currently work for. It is this one. Specifically, the Moscow project he referred to is this one and the Military Memorial project I referred to is this one.
  • Other two military monuments whose intervention was bid for, requiring BIM, are showcased below.

.Asiago Redipuglia.

  • The Autodesk University Class about hotels can be found here: it talks about automation for interior design, using Dynamo and a couple of tricks. It’s me and my BIM manager talking. We had fun.

.BIM for Hotels (1) BIM for Hotels (2) BIM for Hotels (3) BIM for Hotels (4) BIM for Hotels (5) BIM for Hotels (6) BIM for Hotels (7) BIM for Hotels (8) BIM for Hotels (9) BIM for Hotels (10) BIM for Hotels (11) BIM for Hotels (12).

 

  • BILT Asia is going to be in Singapore between March 30th and April 1st. The website of the event is here. As I said on the podcast, me and my BIM manager will be giving three classes there:
    • How To Bake Your Model: A Collaborative BIM Cooking Class, on Friday 31st, session 2.3 (13:45 – 14:30);
    • Information modelling for Interior Design – The Forgotten Discipline, also on Friday 31st, session 2.5 (17:00 – 17:45).
      Friday 31st is going to be quite intense indeed.
    • Also, we will play an encore of That Day Revit Came Into Our Life: Implementation Best Practices for Small Offices (Thursday 30th, session 1.5, 17:00 – 17:45). Some of you already saw some part of it in Vegas at AU but it’s going to be slightly expanded, since we have a little more time and we don’t like to repeat ourselves.

BILTASIA2017_BCA_g

 

  • Flux.io is this little guy, shouldn’t you know it already, and we are both crazy about it. The above mentioned class about hotels involves Flux and I wrote about it herehere and here. If you’re interested in the topic and you happen to come to BILT Singapore, you might want to check out the class “25 Flux/Dynamo Scripts for Everyday Use” by Dominic Martens (session 1.4): it looks promising.
    Also, the Site Extractor we talked about is a collateral project, you can find it in the Lab section of their website, it’s amazing and from what I hear it’s about to get even better. Check it out.

Flux Site Extractor - Animated GIF

 

 

  • Enscape is this other little guy and is just as amazing. I wrote about it here some time ago and meanwhile it got even better. It provides you with a seamless workflow between your Revit model and a real time rendering engine empowering you with one of the best design review tools currently on the market. It’s effortless. We promise.

Enscape (1)

 

 

  • Stingray is this Autodesk tool and Marcello wrote about it here. You also can see his AT-ST moving here. We are now eagerly waiting for that AT-AT to start moving around, although not in our backyards please. Meanwhile, if you want to download one of your own, there’s a very nice Revit model of an AT-AT to be found here.

AT-AT(1)

 

 

 

  • The educational project I was referring to is this one. I am especially proud of my first class and I’ll be writing about them soon: they were an amazing group and their work was amazing.

MasterKeen

  • Another educational project I was involved in, and I failed to mention, was this one. They are currently carrying out the second edition, but the first class was protagonist of a very nice video made by Autodesk.

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  • The Italian underground BIM movement already met a bunch of times and Marcello dug up a picture of people drinking beer so that was probably us.

panoramiche

 

 

  • Last but not least, the new Mass Effect is called Andromeda and will come out March 21st. I’ll probably be busy preparing BILT. Damn.

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PoliMI – 28.01.2017

After a freezing morning in Politecnico, here’s the couple of references we recommended. We post them here so that everybody can have a look at them: when something new comes up, we’ll refill the list.


 

– Employer Information Requirements and Educational Facilities –

  • prejudicial to check out the work done by prof. Di Giuda and Valentina Villa on the Competitive Bids for Liscate’s School: we find it to be the first Italian EIR with such a high quality standard and you find it here;
  • you may also find interesting the contribution “Clients and Users’ Involvement in a Digitized Design Process” by Silvia Mastrolembo Ventura and Davide Ghelfi in the booklet Digitizing the analogical thoughts in architecture: a menace or a promise? edited by Barbara Angi, Massimiliano Battisti, Silvia Mastrolembo Ventura. It’s a free eBook, you can find it here.

There’s a lot to be found on this topic: the British Government ran a pilot project about schools, to field test the effectiveness of BIM, and Mark Bew himself (as in the Bew-Richards triangle) talks about the benefit of BIM in terms of how many schools they could build for free with the savings from the previous schools, thanks to BIM.

The class we were chatting about, in which we simulate the interaction between a digital EIR and a designer, is here.


 

– About BIM for energetically self-sufficient dwellings –

  • Autodesk Building Performance Analysis Certificate: «a free, online self paced educational program, for students, educators and professionals, that will help improve your knowledge of building science fundamentals and Autodesk building performance analysis tools».
    ..
  • In order to understand the importance of prepping a model with the analysis tool already in mind, check out M.M. EL Sheikk, “Comparing the Performance of Eight Building Energy Performance Simulation Models on the Design of a Single Family Residence”. 2010, Cairo: Ain Shams University Press.
    CCRCVA_08
  • you might also want to check out Lamberto Tronchin and Kristian Fabbri, “Energy performance building evaluation in Mediterranean countries: Comparison between software simulations and operating rating simulation”. 2007. University of Bologna. (you find it here).

Keep us posted on your progresses and see you soon.